Silvio Berlusconi ha sferrato ieri un definitivo assalto al Quirinale, ha aggredito la più alta delle istituzioni repubblicane, ha minacciato di cambiare la Costituzione se essa sarà di ostacolo alla sua volontà, ne ha additato il custode, Giorgio Napolitano, come si fa col responsabile di un delitto. E ha commesso la più ignobile delle mistificazioni: usare la sofferenza di una persona e di una famiglia come leva emotiva e demagogica
Non è l'ansia di popolarità che sempre lo guida attraverso il suo strumento-feticcio, i sondaggi, questa volta a muoverlo. I sondaggi dicono: pace per Eluana, rispetto. La maggior parte degli italiani è con Beppino Englaro e condivide la sua pena. La partita è un'altra, molto più grande e decisiva: il potere che lo aspetta, le regole del gioco da scrivere o da riscrivere, la posta in palio il Quirinale. Con qualunque mezzo. Pazienza se la tremenda partita a scacchi di queste ore, una vera corsa contro il tempo, si traduce in un supplizio, in una tortura fisica su un
corpo inerme: la fine dell'alimentazione forzata è stata avviata, l'organismo esanime si sta abituando, domani con una legge potrebbe riprendere, poi magari diminuire di nuovo e poi aumentare ancora. Una manopola che cambia le dosi seguendo i singulti della politica. Orribile. Ha detto, ieri: Eluana potrebbe avere figli. Come, da chi? Ha detto: un'indagine veloce che abbiamo commissionato a un istituto di
ricerca - un sondaggio, sì - ci dice che gli italiani pensano che suo padre dopo 17 anni possa essere stanco. Un fior di sondaggio. E dunque? Dunque il padre si faccia da parte, saranno le suore ad occuparsi di sua figlia. Parole irricevibili, inascoltabili. Ma la partita è altrove, appunto. Questi sono dettagli, è l'occasione che si è presentata per la prova di forza. Lo scontro è definitivo e ci riguarda tutti, ci mette tutti in pericolo di vita: vita democratica. Il capo dello Stato si erge con coraggio, con la forza semplice del richiamo alle leggi, come baluardo di un sistema di convivenza fondato sulle regole di tutti e non sulla parola di uno solo. Viviamo un tempo oscuro di violenza sorda. Siamo tutti con Napolitano. I nomi qui accanto sono i primi di una lunghissima serie di persone che hanno cercato questo giornale, ieri, per dirlo. Siamo con lei. Avanti, presidente.
da L'Unità del 7/2/2009
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